Manifesto

L’Associazione culturale Alibi ha intrapreso nell’autunno del 2013 un percorso di pratiche sociali atte alla rivalutazione dal basso di una cultura libera, gratuita ed inclusiva. Lo scorrere del primo anno sociale ha visto nascere un cineforum settimanale, mostre fotografiche e pittoriche, jam-session animate da artisti emergenti del territorio, laboratori di riuso, spettacoli teatrali e opere di riqualificazione di coste abbandonate dalla noncuranza dei privati e dal disinteresse delle istituzioni. Tutto ciò è stato fin qui reso possibile dalla collaborazione di individui di diverse nazionalità riunitisi spontaneamente nella ricerca di tutto il bello che manca per trasformare le macerie in cui viviamo nell’altrove delle nostre aspettative. Dopo un anno di iniziative sul territorio abbiamo deciso di dedicare parte delle nostre energie a un nuovo progetto: un blog che possa raccogliere libere espressioni di liberi pensieri. Il nostro non vuole essere un passo indietro rispetto alle pratiche sociali finora promosse, bensì un’illustrazione periodica e diffusa di questo tempo e delle tensioni che lo animano, l’elaborazione scritta degli stati d’animo che stanno alla base di Alibi. Sogniamo un mondo diverso, ognuno a modo proprio, e siamo consapevoli che se desideriamo un cambiamento generale è perché qualcosa di fondo non permette alle nostre pur diverse aspettative di realizzarsi pienamente. Immaginiamo un Paese diverso, che rinasca dall’ostinata volontà delle donne e degli uomini che percorrono su e giù questa pazza penisola. Vogliamo costruire una città diversa e pretendiamo che questo non sia più un luogo di addii, bensì un continuo brulicare di luci e idee. Per questo abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e fare un primo, deciso passo verso la liberazione culturale. Pensiamo che una cultura libera, gratuita ed inclusiva sia l’unico mezzo per un’emancipazione reale dalle paure e dalle tirannie economiche e sociali. Siamo convinti che una nuova coscienza generazionale debba necessariamente partire dalla libera iniziativa di chi si riconosce vittima ma soprattutto complice di una società che perpetra le proprie efferatezze in nome del presunto benessere del mondo occidentale. Riconosciamo nella cultura lo strumento più adatto al capovolgimento di questo stato di cose che non ci appartiene, e allo stesso tempo ammettiamo che un’azione di diffusione culturale coerente e incisiva non possa che innescarsi localmente. Con questo blog vogliamo creare uno spazio di riflessione che possa collocarsi non solo nell’individualistica lotta contro la realtà che ci circonda, ma che soprattutto riesca a far scaturire idee e sentimenti condivisi ma ancora nascosti sotto il velo di apatia al quale siamo da sempre stati abituati. Il nostro non vuole essere un discorso esclusivamente generazionale, ma per scavare in ciò che ci sta attorno con la giusta dose di pragmatismo è certamente necessario identificare i campi che appartengono al presente e quelli che sono relegati al passato: e tra i due preferiamo divorare il nostro presente. Non siamo giornalisti, scrittori, critici d’arte, esegeti, professionisti della cultura. Siamo la generazione della crisi economica, delle guerre spacciate per missioni di pace, del berlusconismo e della repressione culturale, dei cinepanettone, degli social network e dei curricula-a-chiunque. Ci hanno insegnato che con un lavoro e una famiglia avremmo avuto la nostra dose quotidiana di felicità: il lavoro si è esaurito, ora vogliono anche negarci il libero pensiero di una vita straordinaria. Intraprendiamo questo percorso “virtuale” per raggiungere e coinvolgere coloro i quali, distanti fisicamente dalla nostra città o provati dall’asfissia del traffico oppure andati in cerca del proprio altrove lontano da casa, non possono segnare con noi le tappe di questo nostro progetto. Cerchiamo voci eterogenee, estrose, capaci di condividere le umili testimonianze del nostro tempo, sguardi attenti alle nostre circostanze, perché è attraverso il continuo scambio di idee che possiamo continuare a credere nel nostro intento. Strutturiamo questo spazio espressivo in tre differenti categorie. Si tratta di una distinzione puramente formale che non nega la tensione conoscitiva alla base del progetto, ma che la incanala su tre differenti percorsi. Le prime due sezioni coinvolgeranno esclusivamente gli autori del blog, il cui numero speriamo possa aumentare a vista d’occhio, mentre la terza consisterà in una pagina a disposizione di coloro i quali, non ancora autori del blog, vogliano comunque dare un contributo in termini di idee e contenuti:

  • Cultura raccoglie gli interventi relativi al mondo dell’arte in tutti i suoi aspetti. Vi si trovano, pertanto, idee nate dall’ascolto di un album, dalla lettura di un libro, dalla visione di un film, slanci creativi inediti e ricordi di vecchie storie, vite e sbronze colossali;
  • Raccordi riunisce in sé le riflessioni scaturite da un’osservazione sociale ben definita, idee forse un po’ confuse, ma comunque schiette e libere dalle retoriche dominanti. Una pagina sincera, uno sguardo lucido sulla realtà, un editoriale in continua stesura scritto a più mani;
  • Liberi tutti rappresenta uno spazio di libera espressione riservato a tutti coloro i quali, pur non essendo autori del blog, hanno qualcosa da scrivere: racconti, poesie, osservazioni ponderate e coerenti col nostro intento.

Per noi Alibi è l’alternativa migliore al nulla che dilaga, uno spazio dialettico di confronto e dibattito tra pari, senza distinzione di CdL, residenza, colore dei capelli, forma dei piedi e tolleranza alcoolica. Un covo di umili ritrovati e ritrovandi convinti nell’inesistenza dell’ormai e vogliosi di spezzare le catene della patologia dominante, quella dell’immobilismo e delle giustificazioni, gente che tra una lagnusìa e l’altra trova il tempo di disprezzarla, che al bar della vita tante volte prende il solito, ma che, credendo di aver capito un minimo come funziona, ogni tanto il bicchiere se lo riempie da sé di roba nuova. Condividiamo momenti di svago e leggerezza, che possano allo stesso tempo essere stimolo e punto di partenza per riflessioni più ampie ed impegnate che ripudino in modo categorico ed assoluto ogni disfattismo e la convinzione che “qui le cose non cambieranno mai”.

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