Nicola Rupealta, zolfataio e sindacalista #2

(…)

Abbiamo scritto delle lettere al distretto minierario di Caltanissetta, per denunciare che c’era pericolo in miniera. Ricevute le lettere, hanno mandato l’ingegnere Bartolotta, che aveva l’incarico di controllare le miniere: – Chi ha scritto questa lettera?                                   – La commissione interna. – risposi io.                                                                                             – Se non risulta la verità siete licenziati in tronco!                                                                          – Amunìnni a testimoniare.                                                                                                         Siamo scesi all’interno. – Ingegnere, questo cantiere quanto deve essere largo e alto? – e lui, dopo un po’ – …ci lavoriamo solo oggi e qua si sospende se non si ci fa la ripiena!       Abbiamo avuto il tempo? Appena siamo risaliti in galleria, – Aiuto, aiuto, aiuto! – ed è morto uno di Agira e uno di Assoro. È venuto il controllo e la colpa è caduta sul distretto minerario. Ma che si deve fare in questo caso? Il morto non torna più, qualcuno va in galera (come il perito minerario o lo stesso capomastro). Ù mortu nun torna cchiù, aiutamu ù vivu. Se qualcuno se ne andava in galera (uno dei capomastri o dei tecnici), la famiglia restava morta di fame, senza pensione e senza niente, perché chi ha avuto torto ha pagato con la galera. Ù mortu nun torna cchiù e la responsabilità l’hanno fatto cadere su un sorvegliante. Che in realtà neanche era un sorvegliante.

Sapete, quando si vanno a trattare i contratti, bisogna saper chiedere. E i gradini si salgono a uno ad uno. Una volta ho detto a sei operai: – Oggi viene il principale, cercherò di farvi dare la prima categoria.                                                                                                                     – Ehi, io ho letto il contratto e mi spetta la seconda!                                                                       – E io tento di farvi dare la prima!                                                                                           Siamo andati a ricevere l’ingegnere e gli abbiamo detto: – Ingegnè, abbiamo un problema da risolvere: ora che abbiamo la strada e l’autobus, i puzzalora (gli addetti alla manutenzione) se ne vanno ai paesi. Chi se ne va a Catania, chi ha la campagna. Mentre la gabbia sale e scende, capita che il legno attaccato con i bulloni, a forza di spardarsi, si stacca, e bisogna fermare tutto, con le persone chiuse là dentro, fino a che non si aggiusta. E dove li vai a trovare i puzzalora? Ci pensano i ricevitori a riparare subito il danno. Meritano quindi un riconoscimento, perché rischiano di andare a morire… -. E i sei operai hanno avuto la prima categoria.

Ho lavorato cinque anni come armatore. Essere armatore vuol dire mettere i quadri, cioè due gambe verticali e il cappello orizzontale, lungo le gallerie. In determinati casi, dipende dal materiale, dovevamo mettere dei puntelli. Ci sono materiali verticali, ci sono quelli un po’ inclinati. A seconda del tipo di materiale, bisognava adattare l’armamento per poter evitare le frane. Una volta ho salvato ventidue operai in un colpo solo e mi toccava la medaglia. Il direttore mi ha detto: – Nicola, per favore, ce ne andiamo tutti in galera… – e io gli ho risposto: – Tutti? Vuol dire lei?!

Nel ’48, il tre marzo del ’48, quando sono sceso io in miniera per la prima volta, che mio padre non voleva, quella sera gli ho portato il pane. Avevo quattordici anni. La prima cosa era la gabbia. Entravamo in sei dentro la gabbia, levavano i tacchetti e via, ci portava all’interno. E ne risentivano le budella. Non è come l’ascensore, è sempre una gabbia che cade per cinquecento metri.

Il sindacato, e io lo stimo ancora per questo, faceva l’interesse dei lavoratori, sia per salvaguardare la salute che per i problemi contrattuali. A me ha fatto fare un mese di scuola. A Frattocchie, mi ha fatto un mese di scuola Giorgio Napolitano, che oggi è il capo di Stato. Un mese di scuola!

Io ho una medaglia di quello che ha fondato il sindacato. Me l’hanno dato per l’interessamento nel sindacato. Guarda, questo si chiama Lenin, e non è che lo danno a tutti…

Intervista del giugno 2010.

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Una risposta a Nicola Rupealta, zolfataio e sindacalista #2

  1. Valerio Lombino ha detto:

    Per non scordarmi dei paesani morti in miniera
    La notte scrivo in terra, scrivo la notte intera
    E sono sempre sveglie e mai sereno
    Come i migranti da Milazzo a Milano che non pagavano il treno.

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