La grande sconosciuta

<< Sai che ti dico? La società attuale non si adatta a noi perché siamo troppo nostalgici.>>

[Still Life (Sānxiá Hăorén), Jia Zhang-ke; Cina, 2006]

Nelle dinamiche del nuovo ‘ordine’ (o disordine) globale la Cina è ormai un attore emergente di primo piano. Già da anni il mondo occidentale si è voltato ad osservarla con curiosità e diffidenza, generando teorie che vanno dal realismo offensivo di Mearsheimer alla visione meno aggressiva di Kirshner e altri studiosi delle relazioni internazionali.

Fioccano articoli, libri e saggi. Se si cerca di andare in profondità, però, ci si rende conto del fatto che (almeno al livello della cultura diffusa) l’interesse nei confronti di questo enorme Paese è una questione settoriale, per lo più riferita all’ambito della competizione economica e, non ultimo, della legittimità del suo governo autoritario.

In generale per chi vive a Palermo “I Cinesi” sono i negozi di vestiti a basso costo, che “danneggiano” la produzione made in Italy ma che sono tanto carini e convenienti. In generale, per chi vive in Italia, la cucina cinese è quella degli involtini primavera e dei camerieri frettolosi, a volte estremamente cordiali, a volte timidi ma efficienti. Nessun problema se poi le grandi marche del settore della moda effettuano i loro acquisti proprio in Cina, dove il modello industriale capitalistico è penetrato proprio nella forma della produzione a basso costo, e dove sterminati campi di cotone danno lavoro a famiglie povere il cui grande sogno è pagare gli studi dei figli. Nessun problema, ancora, se la cucina cinese rappresenta in realtà un’enorme calderone di ricette e cibi a noi sconosciuti, che spesso hanno destato il disgusto dell’intero globo (poveri cagnolini! Come se gli allevamenti statunitensi fossero un villaggio vacanze).

La logica di pensiero che si impone nella visione dell’altro è sempre quella dell’egemonia occidentale: il regime cinese è autoritario e non democratico, la popolazione cinese è immensa e per lo più povera e diffidente, il cibo cinese è buono finchè costa poco e non comprende ingredienti del tutto inusuali. La legittimità non è un dato isolato, ma un processo di costruzione dialogico e graduale: l’Occidente si sta a lungo interrogando sulla legittimità di questo nuovo e ingombrante attore.

Quello che forse ancora non ci domandiamo è: quanto della nostra cultura (finora definibile come dominante) è penetrato nella realtà dell’estremo oriente, distorcendola e rinnovandola?

Le città epilettiche della Cina tutta orientata al progresso hanno poco a che vedere con i siti storici e archeologici dell’antichità. Le industrie tessili che vendono partite di jeans di tutte le qualità a costi ridicoli hanno acquirenti per lo più tutt’altro che cinesi. Gli studi italiani sulla cultura dell’estremo oriente sembrano materia delle élite alternativoidi o, nel migliore dei casi, accademiche. Le conoscenze della medicina cinese e dei monaci shaolin destano più che altro un interesse che potremmo definire ‘turistico’, per non parlare della lettura dell’I Ching, il Libro dei Mutamenti, l’oracolo cinese sulle cui radici andrebbe condotta un’indagine profonda almeno quanto quella proposta da Jung.

Forse la conoscenza della realtà cinese non dovrebbe essere una questione di legittimità, ma una sincera e umile ricerca dell’altro. Forse dovremmo cominciare a porci domande più oculate: come sarebbe una democrazia in un paese immenso in cui i bambini neanche conoscono il significato di questa parola? Può essere che il grande avanzamento del ‘Regno di mezzo’ sia fin troppo influenzato dall’immagine tutta occidentale del progresso e del successo economico? Cosa rimarrà della vera cultura di questa Grande Sconosciuta?

Per uno sguardo sulla Cina vista dai cinesi:

Cotton, documentario di Zhou Hao sul processo produttivo del settore tessile, a partire dalle coltivazioni di cotone della provincia dello Xinjiang;

Still Life (Sānxiá Hăorén), film di Jia Zhang-ke, che con il lento scorrere di immagini simboliche adotta il pretesto di due storie d’amore per far affiorare le contraddizioni della vecchia Cina che gioca con le nuove macchine del progresso, generando un progetto immenso e terribile come quello della Diga delle Tre Gole (da cui il titolo cinese del film).

Still Life (Sānxiá Hăorén)

Fotogramma estratto dal film Still Life (Sānxiá Hăorén)

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