Rincreativitevi

di Giulia La Bianca

La prima impressione che ebbi leggendo qualche articolo di questo blog è il desiderio di esprimersi e di fare “scruscio” in questa realtà storica attraverso un blog attivo e presente. Potrebbe risultare scontato dato che stiamo crescendo nel millennio della “Tecnocrazia”, ma si rivela sorprendente quando gli autori sono dei ragazzi siciliani e parlano per esempio di jam sessions. Ebbene sì, anche sull’Isola internet è sbarcato e i ragazzi stanno abbattendo queste barriere tra un mondo che corre e si rincorre senza limiti di tempo, dato che tutto si misura alla velocità di un pensiero/un commento/un tweet/un like sulla pagina Facebook.

I pochi lettori che si stanno approcciando alla lettura di questo articolo probabilmente si staranno chiedendo il motivo di questo commento così semplicistico e figlio dell’ovvio. Nonostante siate arrivati fin qui, troverete sicuramente interessante ciò che leggerete nelle prossime righe, dato che spesso sono argomenti sottovalutati, i quali vengono tuttavia trattati a livelli accademici specifici, anche se dovrebbero rientrare tra le conoscenze basilari di un neostudente.

L’interesse che mi spinge a scrivere questo commento ricade soprattutto sulla coerenza e congruenza di pensiero delle idee del “Manifesto” di questa associazione con le mie idee.

Il tutto si concentra sul cambiamento nell’approccio di educare persone, quelle che fanno parte della società e quelle che nella società non si trovano. Sicuramente questa differenza nascerà da qualche disagio probabilmente indotto da un’inadeguatezza alla situazione circostante, per cui bisogna chiedersi l’origine e il percorso della nostra forma mentis.

Innanzitutto, sarebbe opportuno indirizzare il discorso introducendo l’argomento del quale si tratta e
consentire a Voi lettori la chiave di lettura-mediata/suggerita per comprendere il taglio di questo articolo.

Questo concetto di educare persone è complesso, a partire dalla parola stessa ”e d u c a r e”. Intanto, deriva dal latino, ha due origini e due significati diversi: édere che significa “alimentarsi”; ex-dùcere che significa “trarre fuori”. Dal significato stesso del termine se ne possono trarre due definizioni, in quanto il primo termine édere si riferisce a un concetto prettamente biologico, intrinseco nell’essere umano al fine della crescita biologica; il secondo invece è affine a uno sviluppo dell’individuo, intento a “tirar fuori” la persona da una condizione di immaturità. Questo percorso si sviluppa nella comunicazione tra maestro e allievo, principalmente sulla trasmissione di informazioni.
Come sappiamo, la trasmissione di cultura attraverso le generazioni permette alla società il suo sviluppo e il suo arricchimento; altrimenti, senza educazione, la trasmissione non avverrebbe e la nuova società dovrebbe ricominciare da capo. È noto che questi concetti sono ormai stati superati dalla gamma di strumenti che internet ci offre, sulla tempestività di notizie e conoscenze in circolazione. Il tutto dovrebbe essere da base per le nuove generazioni per esprimere liberamente la propria individualità e attribuire una chiave di lettura originale e personale alle conoscenze passate, consentendo alla società di progredire.

L’approccio allo studio è sicuramente diverso da quello dei nostri genitori, nonni e via dicendo; sempre per le solite dicerie da bar, i tempi sono cambiati e le nuove generazioni sono più ignoranti. È pur vero che il mondo di oggi è figlio dello studio dei nostri genitori, quindi non saprei realmente a chi credere prima. E se l’approccio fosse quello giusto? Questa è la domanda sorta dalla mia recente familiarizzazione con due personaggi in particolare.

Un insolito intervento di Ken Robinson -un noto educatore, scrittore e conferenziere britannico- mi fece scaturire il desiderio di approfondire la tematica della Creatività attraverso considerazioni originali su un Sistema secolare consolidato.

Da subito, il suo intervento ai TED talks del 2006, rivela il suo brillante punto di vista in uno spettacolo di mero scopo culturale. Il suo obiettivo è far conoscere e divulgare il ruolo dell’Essere Umano, come soggetto pensante e creativo, sottolineando l’inadempienza di tale figura nel nostro Sistema.

Per esempio, i professori universitari. Loro utilizzano il corpo come trasporto per le loro teste, dato che loro vivono solo nella loro testa, condividendo parzialmente ciò che hanno appreso durante la loro formazione.

Analogamente, rientrano in un Sistema in cui le lauree non servono più dato che adesso se uno studente non termina un PhD (dottorato), non può accedere alla carriera universitaria, e probabilmente in pochi anni tale scopo sarà superato da altri attestati.

Tutto fa da cornice a un Sistema in cui le materie pratiche come la danza e la musica assumono un valore limitrofo e marginale, dato che bisogna diventare qualcuno che guadagni un buon gruzzoletto pur di accedere a questa gamma infinita di servizi secondari, talvolta sfiorando costi regali e faraonici.

Ovviamente -continua- tutti pavoneggiamo un’educazione alquanto forbita, ma quanti si possono ritenere creativi?! Eppure, studiamo da quando abbiamo 5/6 anni. Dov’è finita la nostra creatività? E le nostre domande sciocche?! Forse in questa sfilza di domande possiamo includere il piacere di sbagliare. Sissignori, il piacere di sbagliare. Ci stanno educando a non sbagliare e di conseguenza non siamo in grado di accettare uno sbaglio. Eppure, quand’eravamo piccoli, pieni di creatività, era la cosa che sapevamo fare meglio.

Citavo Pablo Picasso: “tutti i bambini sono nati artisti. Il problema è rimanere artisti quando si è cresciuti”. Consiglio vivamente quest’intervento. Rientra tra gli 11 must dei TED talks.

Non di meno, grazie al suggerimento del mio adorato coinquilino romano, sono venuta a conoscenza di Silvano Agosti. Per descrivervi la sua professione ho preferito consultare Wikipedia, dato che qualsiasi aggettivo per descrivere la sua persona risulterebbe poco esaustivo; così vi viene definito “regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, montatore, direttore della fotografia, scrittore e poeta italiano“. Invito i lettori a consultare google per scoprire le magnifiche opere di questo personaggio e di interessarsi al suo approccio alla vera cultura di tutti i tempi.

Per tornare all’argomento succitato, il suo ideale educativo è alquanto innovativo. Il suo approccio geniale all’educazione è discusso nella sua opera Lettere dalla Kirghisia (2005), in cui idealizza una società nella quale i bambini dai 5 ai 16 anni non frequentino una scuola, ma Case della Cultura nelle quali venga “impartita” un’educazione attraverso il gioco e la curiosità verso ogni forma di scienza, arte e linguaggio.
Sottolinea che i bambini di queste Case imparano, non studiano.

Invito alla lettura e alla ricerca di questi personaggi. Commentate, se vi va, non dimenticandovi della vostra creatività.

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