Ah! La rentrée universitaire, qual giubilio!

Milioni di ragazze, ragazzi, ragazz*≈± decidono ogni anno di lottizzare il loro futuro relegandone una cospicua fetta a quell’istituzione che tutto fagocita, in quelle bolge infernali in cui ognuno sceglie di che morte continuare a morire. Al fine di rendere ancora più consapevole il salto nel vuoto di quelli che vorrebbero chiamarsi/ci “colleghi”, offriamo oggi un modestissimo vademecum, una listarella di luoghi comuni, cliché e profezie che si autorealizzano, apodittici resoconti della fauna che popola l’opificio comunemente chiamato università. Questa tassonomia (che vorremmo si arricchisse dei contributi più disparati di quanti sono, con nostro sommo dispiacere, rimasti fuori dalla classifica) è volta a farvi saltare dalle sedie, ribaltare le scrivanie e con uno scatto d’orgoglio pronunciare «Basta! Io non sarò solo un numero di matricola, non sarò l’ennesimo universitario che andrà a timbrare il cartellino fin quando non sforneranno per me quel detestato pezzo di carta, io non sarò uno di LORO, io sono già uno di QUELLI!»

Quelli che “mio nonno era contadino, mio padre si è diplomato e io mi sto per laureare!”

Quelli che passano giornate intere in biblioteca con gli occhi sui libri e la testa alla fica mentre dovrebbero, saggezza popolare docet, avere la testa ai libri e gli occhi sulla fica.

Quelli che, a furia di affinare la tecnica di cui prima, in biblioteca hanno le sedie col calco delle loro terga.

Quelli che “ho l’esame fra un mese, quindi niente uscita infrasettimanale per me” e che a furia di fare esami sono diventati astemi.

Quelli che studiano in biblioteca perché “a casa ci sono troppe distrazioni” e non perché “le ragazze in biblioteca sono troppo affascinanti.”

Quelli “no, professore, il 29 non lo posso proprio accettare! Mi dia 28!”, che sono gli stessi che dopo ogni esame calcolano la propria media ponderata

Quelli che sotto il 28 rifiutano.

Quelli che non si riducono mai al terzo appello.

Quelli che non sono mai ritornati dall’Erasmus.

Quelli che hanno il padre avvocato penalista e una indescrivibile vocazione per la giurisprudenza.

Quelli che stanno leggendo un saggio “interessantissimo.”

Quelli che odiano i “paesani” e che chiamano “paesani” anche gli agrigentini e i trapanesi.

Quelli che amano così tanto l’università che non vogliono lasciarla, tanto da passare direttamente dalla riduzione studenti a quella per anzianità.

Quelli che “prima o poi mollo i libri e mi trasferisco in campagna!”

Quelli che vogliono fare il dottorato, “ma solo da borsisti, beninteso…”

Quelli che la facoltà la scelgono in base al ranking del Miur e che ancora si emozionano leggendo il paragrafetto degli “sbocchi lavorativi” in calce al piano di studi.

Quelli che “a luglio la laurea, a settembre il lavoro!”

Quelli che nello spazio ristretto di un ristretto al bar riescono a concordare col docente programma, voto finale e tesi di dottorato.

Quelli che non si danno gli esami ma li vedi ad ogni appello di ogni materia, perché ci vuole un giudizio rotondo e completo (cit.).

Quelli che quando alzano gli occhi dal libro è per guardare delle diapositive (se le chiamate slide, scordatevi di essere dei nostri).

Quelli che se solo fosse socialmente accettato, metterebbero il pannolone pur di non alzarsi a pisciare prima di aver finito il capitolo.

Quelli che hanno fatto sentire socialmente accettate le ragazze con la pinza fucsia in testa.

Quelli che arrivano dal liceo coi rasta, al primo esame li rasano e poi li tengono nel cassetto, per piangere sui tempi passati.

Quelli che il fratello del cugino della madre di Franco gli ha detto che “quel professore all’esame è proprio uno stronzo.”

Quelle che la sessione straordinaria di Aprile non la considerano perché si sono affezionate ai peli sansonici cresciuti durante il lungo inverno.

Quelli che al ricevimento mandano il papi, rigorosamente in divisa.

Quelli che alla fine di un esame mediocre chiedono “due domandine in più” singhiozzando.

Quelli che Monicelli lo guardano solo per l’esame di Storia della Lingua Italiana.

Quelli che sbancano il lunario vendendo le sbobinature.

Quelli che a forza di sintetizzare hanno il tunnel carpale al cervello.

Quelli che si spostano a fare Lettere in Toscana per partire già skillati col volgare e quelli che “a Bologna è tutta un’altra storia, cioè…”

Quelli che “i baroni, i pompini in dipartimento, le caste: è tutto uno schifo!”

Quelli che “Unipa sarà una merda, è vero, però sono a casa” e poi alla parola segreteria sentono freddo.

Quelli che “prendo la casa in centro così risparmio sui mezzi”, poi gli crolla il tetto e vanno a studiare al Rettorato.

Quelli che volano dal settimo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia.

Quelli che invece di studiare scrivono un elenco di “quelli che”.

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Una risposta a Ah! La rentrée universitaire, qual giubilio!

  1. marco ha detto:

    “Quelli che a forza di sintetizzare hanno il tunnel carpale al cervello.”
    buahahahah ! =)

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